Borghi Siciliani

Sambuca di Sicilia

Chiesa San Michele. foto di Giuseppe Cacioppo

Oggi ci rechiamo presso la valle del Belice, all’interno dell’area occidentale della nostra meravigliosa Sicilia, per scoprire insieme a voi Sambuca di Sicilia, la cittadina agrigentina eletta borgo più bello d’Italia nel 2016.

Sull’origine del nome del borgo ci sono diverse ipotesi. Secondo una di queste, la parola “sambuca” potrebbe indicare la latinizzazione di un termine greco che indicava una tipologia di arpa. Non a caso infatti l’arpa si trova anche nello stemma del borgo. Secondo altri studiosi, il nome del borgo deriverebbe dalle piante di sambuco anticamente diffuse presso il lago Arancio, bacino artificiale che con la grande massa d’acqua che contiene, sommerge, per sei mesi l’anno circa, l’antico fortino arabo di Mazzallakkar. Seguendo invece un’altra ricostruzione, il nome del borgo agrigentino deriverebbe dal casale di La Chabuca, probabilmente appartenuto all’emiro Al Zabut che qui vi costruì un castello. Il borgo è inoltre denominato “di Sicilia” per distinguerlo dall’omonimo comune pistoiese.

Sappiamo che i primi ad occupare la zona intorno a Sambuca furono i Sicani. In seguito, la zona venne raggiunta dai Greci che fondarono, nei dintorni del borgo, la colonia di Adranon nel IV secolo a.C. Occorre però attendere l’arrivo degli Arabi nel IX secolo d.C. per la fondazione del primo insediamento di Sambuca. Il primo nome del centro era Zabuth in onore di Al-Zabut. Dell’eredità araba rimane inoltre l’impianto urbano, tipico del quartiere arabo, che si sviluppa su sette vicoli principali (li setti vaneddri).

Sambuca. Foto presa dal sito pixabay.com

La popolazione araba in realtà continuò a vivere nel territorio sambucese sino agli inizi del tredicesimo secolo nonostante il dominio normanno fosse in realtà già in quasi la totalità dell’isola. Alla strenua resistenza araba pose fine Federico II, verso la prima metà del tredicesimo secolo. Egli costruì infatti nelle vicinanze del borgo il castello di Giuliana e riuscì a strappare il territorio alla resistenza araba devastando la maggior parte delle testimonianze monumentali arabe compreso il famoso castello di Al Zabut. Gli Arabi rimasti si convertirono al cristianesimo ma ricostruirono l’antico castello arabo probabilmente perché in esso vi riflettevano l’antica identità araba che non volevano cancellare nonostante l’apparente adesione al cristianesimo. Il castello verrà ulteriormente ripreso e fortificato nel sedicesimo secolo, quando si costruì il palazzo Panitteri come torrione d’avamposto al castello.

Nel sedicesimo secolo Sambuca ha un’economia fiorente e subisce una notevole espansione edilizia grazie anche all’arrivo ed allo stanziamento degli Ebrei. Nel diciassettesimo secolo la città continua a fiorire e viene promossa dal re Filippo II da baronia a marchesato. La città si amplia notevolmente e si arricchisce di splendidi palazzi per la nuova nobiltà e, sviluppandosi ulteriormente nella valle del Belice, sposta il suo nuovo centro lontano dall’antico quartiere arabo.

Fortino arabo di Mazzallakkar. foto di  Giuseppe Cacioppo

L’emblematico castello arabo subisce lentamente gravi svilimenti: trasformato in un carcere, smembrato e saccheggiato, sino a che non si decide la sua demolizione nel 1837. Il borgo continua comunque a splendere dal punto di vista economico e pertanto si costruiscono nuovi palazzi nobiliari barocchi. Ma, anche dal punto di vista intellettuale e politico Sambuca rimane un importante punto di riferimento nel territorio della valle del Belice. Nella metà del diciannovesimo secolo, Navarro, noto intellettuale locale, scambiava carteggi con Luigi Capuana, probabilmente partecipando con lui alla prima fase di gestazione del verismo. Inoltre alla metà del diciannovesimo secolo risale la costruzione del teatro L’idea. Nel 1923 l’antichissimo nome arabo viene cancellato per essere rinominato da Mussolini “Sambuca di Sicilia”.

Torniamo a ricapitolare adesso il patrimonio storico-artistico del borgo annoverando la sorprendente chiesa del Carmine contenente una bellissima statua marmorea di scuola gaginiana della Madonna dell’Udienza. Quest’ultima rappresenta proprio la Patrona di Sambuca di Sicilia festeggiata la terza domenica di maggio con una tradizionale processione che vanta circa cinque secoli. Ricordiamo nuovamente il palazzo seicentesco Panitteri che ospita un museo archeologico ricco delle testimonianze della storia classica del borgo. Il palazzo dell’Arpa, oggi sede del municipio. Ed ancora il palazzo Ciaccio e la chiesa di San Michele Arcangelo con il fercolo equestre ligneo di San Giorgio che trafigge il drago.

Minne di Virgini. foto di Giuseppe Cacioppo

Non possiamo non segnalare il grande ingresso del borgo nei circuiti nazionali ed internazionali con le iniziative del Comune volte a rendere il borgo un albergo diffuso, specialmente in seguito alla sua elezione a borgo dei borghi d’Italia.

Segnaliamo inoltre che Sambuca vanta una forte tradizione enogastronomica comprensiva di grandissimi prodotti DOP. Tra questi l’olio di Oliva Nocellara del Belice, il vino Sambuca di Sicilia e la Vastedda della valle del Belice. Ricordiamo ancora i prelibati dolci della squisita pasticceria locale come i Cucciddata noti anche come Buccellati, le Cassateddre ed una vera leccornia, i dolci di forno detti “minne di Virgini” per la forma che richiama i seni femminili, realizzati con crema di latte, zuccata, scaglie di cioccolata e cannella.

 

[avatar user=”AndreS” size=”thumbnail” align=”center” link=”mailto:rubricasicilia.com”]Andrea Santoro[/avatar]

3 comments on “Sambuca di Sicilia

Rose Mary Leggio

Bellissimo. Io sono da Sambuca di Sicilia e nel 1968 sono andata in America che mia mamma e nata a Rockford IL vicino Chicago. Sempre ritornava per l’estate, e anche dopo tutti questi anni Sambuca è il mio paese. Io vengo con gruppi delle State a uniti, giriamo tutta la Sicilia è sempre ritorno a Sambuca per un po’ di giorni. Tutti i miei gruppo questo è sempre lo favorito. E il mio cuore si fa più grande ogni volta. Mi piace leggere tutto sopra Sambuca. Un bel lavoro con questo articolo.

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Andrea Santoro

Grazie, siamo lieti di aver reso onore ad una meravigliosa perla della Sicilia e ai suoi ricordi personali e familiari. ❤️

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