Feste Religiose

San Sebastiano in Sicilia

“San Vastianuzzu, u santu nudu ca si porta lu friddu”.

E’ questo un detto diffuso in tutta la Sicilia, legato al Santo frecciato, festeggiato proprio nel bel mezzo dell’inverno. Suoni, colori, sapori e folklore della nostra terra: vieni con noi in Giro per la Sicilia alla scoperta del culto di San Sebastiano, il Soldato di Cristo.

Il culto al soldato Sebastiano (256-304 d.C) è molto diffuso in tutta la regione. A Lui sono tributati particolari culti, vengono affidati ceti e mestieri, veniva invocato contro le pestilenze, gli sono affidati centri abitati. Sebastiano, il tribuno romano che osò sfidare Diocleziano, che due volte subì il martirio diventa emblema di una fede indomita e di coraggio nella testimonianza. La sua rappresentazione è emblematica: quasi sempre biondo, slanciato e muscoloso, legato ad un albero, colpito da frecce, istoriato in affreschi, rappresentato in pregiate opere d’arte come quelle di Cerami, Acireale, Siracusa, Mistretta. Ma anche Ferla, Belvedere, Sortino, Tortorici, Enna e tanti altri ancora sono i centri in cui il culto di San Sebastiano è molo sentito.

L’alloro è caratteristica di questa festa in diverse parti: a Palazzolo Acreide soprattutto. Secondo la tradizione era l’alloro l’albero a cui fu legato prima di subire il martirio. Sebastiano è il protettore di Palazzolo Acreide, festeggiato nella sua ricorrenza tradizionale, il 20 Gennaio, e con una sfarzosa processione il 10 Agosto di ogni anno quando il fercolo sfila per le strette vie del paese tra lo sparo di ‘nzareddi, l’offerta dei bambini nudi e fantasmagorici giochi pirotecnici. Ciò che contraddistingue la festività palazzolese è la rivalità, in passato non sempre bonaria, tra il comitato “sanmastianisi” e il comitato di San Paolo. Fu proprio Giuseppe Fava, l’illustre cittadino palazzolese assassinato dalla mafia, a compiere le dovute differenze tra i due eventi, cristallizzando in essi le diversità socio- culturali tra i due comitati che organizzano i festeggiamenti. Scriveva Fava:

“il patrono Paolo era nero, calvo, terribile, vestito di nero, la spada balenante, che aveva tagliato cento teste, protettore di contadini e braccianti, nella parte bassa del paese. Gli altri proclamarono un altro patrono, Sebastiano, candido, bellissimo, intellettuale, legato ad un alberello e trafitto da frecce d’argento, signore dei laureati, degli artigiani e degli studenti.”

Una bellezza iconografica che richiama anche quella del simulacro di San Sebastiano ad Acireale, di cui il santo è compatrono. Qui il santo biondo, il “Ricciutello” come lo chiamano gli acesi, slanciato e ancora una volta legato ad un albero, presenta uno sguardo quasi angelico e dolce: per molti abbozza un sorriso, quello di chi incontra il Cristo nel martirio.

La festa di San Sebastiano ad Acireale è legata alla processione del 20 Gennaio quando, intorno alle 11 del mattino, il fercolo argenteo si affaccia sul sagrato della basilica e, dopo una breve omelia, inizia la tradizionale corsa verso piazza Duomo. Famosi anche salita di San Bagio e il saluto del treno alle ore 16.00 a ricordo di quel lontano 20 Gennaio 1916 quando, salendo sul treno in partenza per la trincea i soldati furono incoraggiati dallo sguardo sorridente del loro santo protettore.

A portarlo in processione sono i devoti che, durante tutto l’arco della festa camminano senza scarpe e portano gli abiti votivi: un maglione, una fascia e un fazzoletto portato a mò di bandana, a ricordo della Peste Nera: erano i guariti a portare tale bandana, per essere poi re-inseriti in società. Lo sguardo placido e sereno stride con il momento che l’iconografia vuole rappresentare: il martirio.

Un simulacro che invece presenta il dolore e al contempo l’affidamento del martire mentre le frecce trapassano le sue membra è quello di Mistretta. La festa del patrono a Mistretta si svolge due volte l’anno: il 20 Gennaio e il 18 Agosto, la “festa ranni” e la “festa di votu”. Il pesante fercolo dorato viene sorretto a fatica da 60 portatori che si tramandano il posto di padre in figlio mentre il resto del popolo segue a frotta il tragitto processionale lungo le vie tortuose della città. La vara è illuminata da centinaia di luci; anticamente veniva anticipata dai tipici giochi di paese come la “ntinna a palu” e i “pignati”.

La nobiltà e la fierezza di Sebastiano è invece rappresentata perfettamente a Siracusa che festeggia il suo compatrono proprio nella chiesa della scenografica piazza Duomo, la Badia adiacente alla cattedrale. Qui l’artistico simulacro legato ad una colonna in stile corinzio, fa sfoggia di sé nelle pittoresche e caratteristiche vie di Ortigia. Sempre in provincia di Siracusa si trova Melilli, altro centro votato a San Sebastiano, festeggiato il 20 Gennaio e il 3 e 4 Maggio e che richiama ai suoi piedi pellegrini da Carlentini, Lentini e altri comuni. La leggenda narra che la statua fosse arrivata in città a seguito del naufragio di una nave nell’Aprile del 1414: la statua era contenuta proprio in una cassa al suo interno. La statua divenne talmente pesante che non fu possibile trasportarla nella sede arcivescovile: pesante per tutti tranne che per gli abitanti di Melilli che la trasportarono, felici, nel proprio paese.

San Sebastiano di Enna

I nuri, uomini, donne e bambini vestiti di bianco con fazzoletto in testa sono i protagonisti della cerimonia, gridando: “semu vinuti ri luntanu, viva Diu e san Mastianu”.

Nell’ennese il santo è venerato nel capoluogo, in una piccola chiesina posta lungo il viale, ma dalla caratteristica iconografia. È però, Cerami il vero fulcro del culto a San Sebastiano nel centro Sicilia. Un culto sentito, carico di folklore e devozione, come raccontiamo nel nostro video.

 

 

 

Questi e molto altri sono gli aspetti della devozione siciliana a San Sebastiano. Il santo frecciato che, secondo la tradizione, porta via il freddo dai paesi siciliani. E tu ? Conosci quale altra bella tradizione o festività in onore del martire soldato? Unisciti a noi e racconta anche tu!

 

 

Francesco Luca Ballarò

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