Feste Religiose

Le Barette di Messina

Messina ha più volte dimostrato alla storia di saper sempre rialzarsi dalle cadute. É nel DNA del Messinese, nel suo modo di parlare, nelle espressioni dialettali, nei modi di dire e di fare che si cela sempre la possibilità di riscatto.
La stessa sorte è toccata alla processione delle Barette. 11 splendidi e caratteristici gruppi scultorei che, dall’Ultima Cena a Gesù nel Sepolcro, raccontano e fanno rivivere la Passione di Gesù.

Una solennità che, nel tempo, si è trasformata, allungata, annullata ed è sempre ripartita con la stessa fede e lo stesso fervore di sempre. Un rito antico, molto più di una processione penitenziale. É piuttosto l’identità di una città che si ritrova riversata per le strade antiche e principali di Messina in un momento collettivo di grande fascino e trasporto emotivo.
La via XXIV Maggio, a pochi passi dal Duomo, è il punto focale di questa tradizione. Nel convento della Pace sono custodite infatti tutto l’anno le “Barette” e da qui la processione prende piede, per poi addentrarsi, tra le marce funebri della banda e il caratteristico suono dei tamburi che li precedono, per le vie di Messina. La Varette sono portate a spalla da oltre 200 portatori in saio bianco, vera anima di questa processione, che, insieme alla VARA il 15 Agosto, rappresenta certamente il momento più sentito dai Messinesi, un vero e proprio nodo cruciale dell’anima della città in cui si mescolano sacro e profano, preghiere e silenzio, folla e intimità.

Tra i suoni che scandiscono l’aria vi è quello del battitore: un uomo che, a colpi di martello sulla Baretta, scandisce i tempi di sosta, fermata, sollevazione e abbassamento. Si tratta di un compito attento e delicato che si tramanda di padre a figlio. In Migliaia assistono e celebrano insieme, in un rituale collettivo che ha più di 400 anni di vita! La Dominazione Spagnola a Messina risale infatti al XV Secolo: sono stati proprio loro ad insegnare al Popolo Siciliano a vivere il giorno del dolore… con trionfo. Gli arabi ci hanno lasciato la loro malinconia. Ma gli spagnoli ci hanno portato l’esaltazione di quello stesso dolore, che, portato a spalla, si fa fede e tradizione. Ma è esattamente nel 1610 che la processione assume le odierne caratteristiche grazie alla Confraternita dei bianchi, che, unita a quella degli azzurri, ancora oggi, cura la processione.

Una processione che già da due edizioni è stata bruscamente interrotta dalla Pandemia, ma che, nel corso della storia, ha dimostrato di essere in grado di fermarsi per poi ripartire con grande carica e fervore. Basti pensare che il terremoto del 1783 bloccò per un decennio la processione e distrusse molte delle Barette. Mentre il terremoto del 1908 la interruppe per 14 anni. Il conflitto bellico interruppe invece la processione dal 1940 al 1944 . Seppure guerre e terremoti avevano distrutto chiese, case e statue, il cuore dei Messinesi non si è mai arreso, ed ha sempre ricominciato a tracciare nuove strade per questi antichi riti che, dopo secoli, continuano a rivivere ed emozionare.

Bella, lunga, imponente. É questa la processione delle Barette di Messina, che puntualmente, ogni Venerdì Santo, riesce a creare uno stuolo di gente e una atmosfera fuori da ogni immaginazione.

Francesco Daniele MIceli

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