Feste Religiose

San Filippo di Aidone

Ti sei mai chiesto perchè San Filippo di Aidone è Nero? Sai da dove derivano la sua festa e il suo culto? Scoprilo con noi!
Il 30 Aprile e il Primo Maggio, per chi vive nell’entroterra siciliano, sono le giornate di San Filì, dedicate “o Santu di Daduni” ovvero a San Filippo Apostolo. A frotta uomini e donne si mettono in cammino e partendo dalla propria abitazione giungono pellegrini davanti al Santo Nero di Aidone, in provincia di Enna, per voto, preghiera o per ringraziamento.

Li trovi sui cigli della statale, nelle campagne, in due o in gruppo, zaino in spalla, golfini attaccati alla vita viste le temperature primaverili, borracce e zainetti, con passo spedito procedono verso la vecchia Morgantina. Che si parta da centri più vicini, ma anche più lontani non importa, la meta è una: giungere davanti al santo apostolo. Quasi una piccola Santiago de Compostela, Aidone, immersa nelle verdeggianti campagne siciliane, un tripudio di colori, odori, vita nei primi di Maggio.

Beato chi intraprende il santo viaggio” recita il salmo. Una tradizione che in realtà accomuna diversi centri della Sicilia quella del santo viaggio, segno del peregrinare fisico ed esistenziale dell’uomo che lo ha sempre contraddistinto.
Da diversi centri (Enna, Agira, Capizzi, Piazza Armerina, Nicosia, Leonforte, Mistretta, Valguarnera, Villarosa, Barrafranca, Pietraperzia, Mazzarino, Riesi, Caltagirone, Raddusa, Ramacca, Castel di Judica, Mirabella, San Michele, San Cono, Niscemi) tanti devoti giungono nella piccola cittadina dell’ennese. Un particolare quello della festa di San Filippo di Aidone ma che si rilegge in tutti i centri vicini: ad Enna c’è il viaggio a San Francesco di Paola, al Crocifisso di Papardura, o ancora il viaggio scalzo alla Madonna della Visitazione sua Patrona, il viaggio muto alla Madonna della Catena. E poi a Piazza Armerina il pellegrinaggio alla Madonna di Piazza Vecchia, anch’esso in questi giorni, o a San Giuseppe di Valguarnera con la consegna dei miracoli, i covoni di spighe e tanti altri. Questi sono viaggi cittadini che di solito coinvolgono un centro abitato: quando ad essere interessate sono diverse realtà, allora il viaggio acquisisce la natura del “Pellegrinaggio” un viaggio diverso, che richiama tanti fedeli, che ha una natura e un’importanza particolari.

La Sicilia è costellata di questi elementi, di questi pellegrini che a piedi si dipartono dalle proprie residenze verso il santuario designato, distante anche tanti km: basti pensare a Naro, ad Agrigento e a San Salvatore di Fitalia sui Nebrodi, dove ad essere venerato è San Calogero eremita, o ancora Tindari, nel messinese, con la sua famosa Madonna. Pellegrinaggi a piedi che hanno in comune una caratteristica particolare: i santi bruni, i santi neri.

Erroneamente molti definiscono “San Filippo Neri” il santo di Aidone assimilando il cognome “Neri” al nero della pelle: San Filippo Neri è il santo dell’oratorio, vissuto in epoca di Controriforma, che nulla ha a che fare con Filippo Apostolo, se non la fede cristiana. Allora perché San Filippo è nero? Il nero di questo santo, come delle altre statue oggetto di particolare culto e devozione in Europa risale a diverse interpretazioni: per molti il nero doveva essere dovuto al fumo delle candele e dei ceri che finì, nel corso dei secoli per rendere scura la pelle del Santo; per altri era invece il nero dell’ebano, il legno bruno di cui è composto il simulacro, scelto perché legno pregiato e che viene usato per particolari luoghi di culto. Basti pensare alle madonne nere che costellano il mondo: e dove c’è un santo nero ci sono miracoli, segni, pellegrinaggi, retaggi di un passato pagano ma che si fonde alla lieta novella di Gesù e ai suoi testimoni: un sincretismo tutto cristiano che le feste popolari siciliane portano con sé in ogni loro aspetto.

 

E in fin dei conti la statua di San Filippo ce lo sembra confermare: osservando con attenzione la restaurata statua si nota che il volto di San Filippo è molto simile a quello raffigurato in una moneta d’argento di Morgantina risalente al periodo 213-211 a.c. nella quale c’è raffigurato proprio Zeus, il dio per eccellenza.

San Filippo è il “Santo”, per gli ennesi e nel circondario: è un santo austero, che nella sua immagine trasmette forza ma anche irreprensibilità. È il santo del popolo, della gente comune dell’entroterra: chi si chiama Filippo, in queste zone lo deve a lui, a qualche suo intervento miracoloso, qualche suo segno.
Nel volto paterno e fiero, nella statura ieratica e forte San Filippo sembra rappresentare tutto questo: la stabilità della chiesa di Cristo, i pilastri apostolici a cui Gesù fa poggiare la sua chiesa. Ma è un santo esigente, come esigente è la testimonianza di fede che viene chiesta a noi cristiani. Si narra che l’apostolo scacci con il suo bastone chi richieda insistentemente una grazia senza fede, anche dopo aver compiuto il viaggio ed essere giunto stremato alle porte della chiesa. Il viaggio, la festa non basta: occorre la fede, ci dice San Filippo.

Giuseppe Pitrè lo annovera tra i santi patroni delle cose arcane, difficili da risolvere, considerato grande taumaturgo e “miraculusu”: tutti gli abitanti della provincia hanno un’immagine di San Filippo, un’acquasantiera, una statuetta, un’immaginetta sgualcita posti a protezione della casa. Tutti noi abbiamo avuto, conservate sotto i cuscini, nel portafoglio, in macchina, nei cassetti i “Zagareddi”, che altro non sono che un retaggio medioevale. I pellegrini che compivano un pellegrinaggio sulle tombe dai santi accostavano pezzi di stoffa o di carta alla tomba del santo e poi li consideravano reliquie loro personali. I Zagareddi sono strisce di tessuti multicolori che vengono strofinate alla statua e che diventano una testimonianza dell’atto di devozione, o meglio ancora avere un contatto, portare la sua presenza a casa, ai propri cari, a chi magari non può uscire, e che ricorda con nostalgia i fasti della festa di San Filì.

La festa di San Filippo di Aidone infatti è festa di incontro, di gente, di fiera, di tamburi comprati per i più piccini, calia e simenza: è festa di famiglia per le campagne, festa popolare come solo la Sicilia riesce a fare. Tutto questo anche quest’anno viene in parte meno, ma noi ti portiamo nei luoghi di San Filippo con un breve video, dandoti appuntamento al prossimo anno per i boschi di Aidone, in cammino insieme verso u Santu di Daduni, San Filì.

 

 

Francesco Luca Ballarò

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