Vittime di Mafia

Strage di Ciaculli, Palermo

Durante la notte del 30 giugno 1963, nella borgata agricola di Ciaculli a Palermo, in particolare a Villabate in un’autorimessa appartenente al boss Giovanni Di Peri, vi era abbandonata un’automobile imbottita di esplosivo. È il preludio della Strage di Ciaculli.

strage di ciaculli
Articolo di Giornale dell’epoca

Da questa esplosione morirono due persone innocenti: il custode dello stabile Pietro Cannizzaro e il fornaio Giuseppe Tesauro. Poche ore dopo, in mattinata, grazie a una telefonata alla questura di Palermo, si denunciava la presenza di un’auto sospetta a Ciaculli. Era un’Alfa Romeo Giulietta imbottita di tritolo e abbandonata con le portiere aperte. La squadra di artificieri intervenuta sul luogo disinnescò una bombola trovata all’interno dell’auto, ma erroneamente si comunicò il cessato allarme.

L’apertura del bagagliaio da parte del tenente Mario Malausa fu fatale per lui e per i suoi colleghi. Morirono Silvio Corrao, Calogero Vaccaro, Eugenio Altomare, Marino Fardelli, Pasquale Nuccio, Giorgio Ciacci.

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Foto dell’archivio fotografico storico di Palermo

Dalle indagini svolte nei processi contro Pietro Torretta, Michele Cavataio, Tommaso Buscetta, Gerlando Alberti emerse che l’attentato con le autobombe fu preparato contro il boss rivale Salvatore Greco e il suo associato Giovanni Di Peri, ma nessuno fu formalmente rinviato a giudizio per la strage.

“La strage di Ciaculli è una ferita lunga anni che non possiamo dimenticare….Ancora non abbiamo alcuna condanna diretta per la strage di Ciaculli. Al processo di Catanzaro molti degli imputati furono assolti per insufficienza di prove o condannati a pene brevi. Ma abbiamo una certezza: quella mafia aveva capi storici, quali Riina e Provenzano”, Marino Fardelli, nipote omonimo del giovane carabiniere.

Tutt’oggi il caso è rimasto insoluto e i familiari delle vittime innocenti, nonché l’opinione pubblica reclamano verità e giustizia per le morti della Strage di Ciaculli.

 

Viviana Bonfirraro

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