Vittime di Mafia

Enrico Incognito, Bronte

Oggi, 24 marzo, ricordiamo un ex mafioso di Bronte, Enrico Incognito 30 anni, ucciso brutalmente dal suo stesso sangue, dal fratello Marcello e dalla complicità della sua stessa famiglia.

Enrico Incognito apparteneva a un clan mafioso di Bronte. Nel 1987, accusato di associazione mafiosa, estorsione ed imputato del fallito attentato contro il capitano dei carabinieri Giovanni Rapiti. Lui diffidava della giustizia e dei magistrati, perciò aveva deciso di fare tutto da solo: decise di realizzare una sorta di “video pentimento”.

Enrico Incognito, Bronte

Così, mentre scontava gli arresti domiciliari nella sua mansarda, registrava delle video cassette e scriveva un memoriale di pentimento che avrebbe portato dinanzi al tribunale, smantellando una volta per tutte la cosca cui faceva parte e denunciando tutto a giudici. Purtroppo, la mafia temeva che Enrico Incognito avrebbe conservato delle sorprese e aveva minacciato la sua famiglia di farlo fuori,  altrimenti sarebbero stati uccisi tutti.

Enrico non si fidava della sua famiglia, ma solo dell’inquilino del palazzo, Carmelo Meli. Fu proprio quest’ultimo a fungere da esca per l’omicidio di Enrico, bussando alla sua porta per portagli il cibo. In quel momento tragico, il fratello Marcello sparò colpi di pistola contro Enrico, di cui l’ultimo sulla testa. Era il  24 Marzo 1994.

Grazie alla telecamera nascosta in camera e alle video cassette registrate da Enrico, gli inquirenti riuscirono a ricostruire l’accaduto. Tutto era molto chiaro. Il fratello Marcello, i genitori e l’inquilino furono condannati per omicidio, mentre le ultime parole gridate dalla vittima: “No, Marcello, non farlo!”, rimbombano ancora nelle loro spietate menti.

 

Viviana Bonfirraro

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