Sfumature di Arte Siciliana

Pitture e graffiti rupestri a Levanzo

L’arte in Sicilia comincia dalla Preistoria. La più piccola delle Egadi e la più vicina a Trapani, Levanzo, nasconde così tante bellezze che bisognerebbe, almeno una volta nella vita, assolutamente visitarla.

Levanzo, il porticciolo.
Foto di Giovanni Bartolozzi

Conosciuta per le sue meravigliose calette e per il mare trasparente che dal purissimo azzurro passa ad un verde smeraldo mozzafiato, è forse meno nota per la sua storia e per le sue ricchezze archeologiche.

Prima di essere Levanzo fu Phorbantia in epoca romana. Essa vide il disputarsi, vicino alle sue coste, di una famosa battaglia combattuta il 10 marzo del 241 a. C. . Quella stessa battaglia segnò la definitiva sconfitta di Cartagine e la fine della I Guerra Punica, con la conseguente estensione del dominio di Roma sul Mediterraneo e il cambiamento delle sorti storiche della Sicilia.

Se celebri sono i legami di Levanzo con la storia romana, meno conosciuta è invece la rilevante presenza sull’isola di testimonianze che risalgono all’ultima fase del Paleolitico Superiore (circa 10.000 anni fa) e al Neolitico. Queste testimonianze si concentrano nella grotta preistorica detta del Genovese ( ricordiamo che nel Paleolitico Levanzo era attaccata all’Isola Madre nel punto in cui oggi si trova Trapani).

A circa trenta metri sul livello del mare, sulla costa ovest, c’è la grotta del Genovese. Essa è composta da un primo vasto ambiente e da un altro di difficile accesso. Al suo interno si trova un ricco repertorio di graffiti risalenti al Paleolitico. Questi rappresentano animali (cervidi, bovidi ed equidi), ma anche figure umane a testa di uccello. Ogni figura è tracciata e incisa in maniera semplice ed essenziale ma con molto realismo e con visioni di scorcio e rappresentazioni in movimento. Alcune pitture monocrome, di epoca più tarda, probabilmente neolitica, riproducono invece figure umane maschili e femminili. Si riproducono anche mammiferi e pesci dipinti in maniera schematica, stilizzata, geometrica, in rosso e soprattutto in nero.

Graffiti riprodotti da Giovanni Bartolozzi

Probabilmente la grotta era un luogo deputato a funzioni sacre. Qui i Siciliani della Preistoria svolgevano riti magico-religiosi, forse propiziatori o di iniziazione alla caccia o di pianificazione delle battute.

Il sito è oggi visitabile grazie all’associazione che ne gestisce apertura e visite guidate, oltre al trasporto via terra e via mare. Chiunque visiti la Grotta del Genovese rimane affascinato dal silenzio, dal mistero e dai suoi segreti rimasti inviolati. Si rende conto allo stesso tempo di trovarsi di fronte ad un documento chiave per la lettura della civiltà e dell’arte siciliana e ne comprende la sua rilevanza.

Poiché non è possibile scattare fotografie all’interno della grotta, vi propongo alcuni miei disegni che riproducono parzialmente i graffiti e le pitture di Levanzo.

 

Giovanni Bartolozzi

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