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Alessio Bondì, il cantautore palermitano che fa cantare il siciliano nel mondo

Sabato 29 agosto sarà a San Cataldo per un concerto gratuito. Ma dietro la voce di Alessio Bondì c’è una storia che parte da Palermo e arriva molto più lontano, passando dalla lingua siciliana, dagli antichi canti popolari e dai palchi internazionali.

Sabato sera il siciliano risuonerà nel cuore dell’Isola. Alla Villa Comunale di San Cataldo arriverà infatti Alessio Bondì, cantautore palermitano e una delle voci più interessanti della nuova scena musicale siciliana.


L’appuntamento è per sabato 29 agosto alle 21.30, nell’ambito della Festa dell’Unità, con ingresso gratuito.

Per molti potrebbe essere semplicemente uno dei concerti che animano l’ultimo fine settimana di agosto. In realtà è anche una buona occasione per conoscere meglio un artista che negli ultimi anni ha fatto qualcosa di meno scontato di quanto possa sembrare: ha preso la lingua siciliana, l’ha portata fuori dai confini del folklore e l’ha utilizzata per raccontare il presente.


Una lingua che arriva anche a chi non la comprende

C’è un elemento curioso nel percorso di Alessio Bondì: il palermitano, apparentemente il principale limite alla possibilità di raggiungere un pubblico internazionale, è diventato uno dei suoi punti di forza.

Lo stesso cantautore ha raccontato più volte il rapporto quasi viscerale con questa lingua. In un’intervista a Repubblica l’ha definita la sua “lingua interiore più profonda”, capace di esprimere tanto la dolcezza quanto la rabbia. E l’esperienza dei concerti fuori dall’Italia sembra avergli dato una risposta interessante: anche quando gli spettatori non comprendono letteralmente le parole, possono essere conquistati dalla loro musicalità. Non è soltanto teoria. Il progetto Runnegghiè è passato anche da Londra, Bruxelles e Berlino, prima di tornare in Sicilia.

È forse una delle caratteristiche più affascinanti della musica di Bondì: non tradurre la Sicilia per renderla comprensibile agli altri, ma lasciare che siano il suono, la voce e l’emozione a superare la barriera linguistica. Un percorso che ricorda come una cultura locale possa diventare internazionale proprio quando riesce a conservare una propria identità riconoscibile.


Dentro gli archivi per ritrovare una Sicilia che rischiava di scomparire

Ma dietro Runnegghiè c’è qualcosa di ancora più profondo di una scelta linguistica. Per realizzarlo Bondì ha cominciato a interrogarsi sulle radici stesse della musica siciliana, arrivando a consultare archivi etnomusicologici e documenti sonori registrati nel secondo dopoguerra nella Sicilia rurale. Sono testimonianze di un mondo nel quale il canto non era ancora soltanto spettacolo: accompagnava il lavoro, diventava rito, preghiera, racconto collettivo.

Bondì ha spiegato che per molti anni, pur scrivendo in palermitano, le sue melodie erano state influenzate soprattutto dalla musica britannica e nordamericana. A un certo punto ha sentito l’esigenza di cercare anche musicalmente dentro la propria terra. Non per copiare ciò che esisteva prima, ma per recuperarlo e trasformarlo. È così che in Runnegghiè tamburi, filastrocche, formule popolari e suggestioni rituali incontrano elettronica e scrittura contemporanea. Persino “Taddarita”, brano nato dal ricordo dell’infanzia e dalla nascita del primo nipote, termina recuperando una filastrocca tradizionale utilizzata un tempo dai contadini per scacciare i pipistrelli.

Ed è forse questo il punto più interessante della sua ricerca: Bondì non prova a riportare in vita la Sicilia di ieri. Cerca di capire cosa di quella Sicilia possa ancora parlare a quella di oggi.

Bondì canta prevalentemente in palermitano. Eppure la sua musica è arrivata ben oltre Palermo. Ha attraversato festival, riconoscimenti e palchi italiani ed europei, contaminandosi con folk, musica mediterranea, ritmi africani e, più recentemente, con una profonda ricerca sui canti della tradizione orale siciliana.

La sua storia racconta quindi qualcosa che va oltre quella di un singolo musicista.

Racconta cosa può diventare la cultura siciliana quando smette di essere soltanto memoria e torna a essere contemporanea. Per ascoltarlo basta recarsi Venerdì 29 agosto alle ore 21.30, presso la Villa Comunale di San Cataldo. Ringraziamo Salvatore Giannavola per l’invito.

Ideatore e fondatore di Rubrica Sicilia, con una grande passione per la propria terra e con una voglia inesauribile di far conoscere le bellezze della Sicilia al mondo intero. Laureato in legge, lavora presso l'ufficio legale di una multinazionale. Pratica karate da quando aveva sei anni e da qualche anno lo insegna a piccoli e grandi. Il suo motto è: SE NON TI DAI PER VINTO, HAI VINTO.

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