Curiosità Siciliane

25 Aprile, la Resistenza dimenticata

I siciliani che combatterono per la libertà

C’è un errore che si ripete ogni anno, il 25 aprile. Si pensa che la Sicilia non abbia fatto la Resistenza. Non è vero. È solo una verità raccontata a metà.

Perché è vero che l’isola non fu teatro della guerra partigiana. Lo sbarco alleato del 1943 cambiò il corso della storia prima che qui potesse nascere una lotta armata organizzata come al Nord. Ma è altrettanto vero che tanti siciliani quella guerra la scelsero comunque. Lontano da casa. Spesso nel silenzio.


Pompeo Colajanni, il comandante venuto dalla Sicilia

Tra i nomi più forti c’è quello di Pompeo Colajanni, nato a Caltanissetta, nome di battaglia “Barbato”.

Fu uno dei protagonisti della Resistenza in Piemonte, guidando le brigate partigiane fino alla Liberazione di Torino. Non fu solo un combattente. Fu un leader, uno di quelli capaci di trasformare la rabbia in organizzazione e la paura in coraggio.

La sua storia dimostra che la Sicilia non rimase a guardare: semplicemente combatté altrove.


Giuseppina Di Guardo, la scelta di partire

Poi ci sono storie più silenziose, ma forse ancora più potenti. Come quella di Giuseppina Di Guardo, nata a Vittoria. Il 25 aprile del 1944 era poco più che una ragazza. Una ragazza di Vittoria, con una valigia e una scelta più grande di lei. Eppure fece qualcosa che ancora oggi colpisce: decise di non restare.

Attraversò l’Italia e raggiunse l’Appennino piacentino. Lì entrò nelle Squadre di Azione Patriottiche, nella Brigata “Borotti”. Non era obbligata. Non era scontato. Era una scelta.

E in quella scelta c’è tutto il senso della Resistenza: non solo combattere, ma decidere da che parte stare.


Girolamo Li Causi, la politica come Resistenza

Non tutta la Resistenza passò dalle armi. Alcuni la combatterono con le idee, pagando comunque un prezzo altissimo.

Girolamo Li Causi, nato a Termini Imerese, fu uno dei principali antifascisti siciliani.
Perseguitato dal regime, incarcerato e sorvegliato, rappresentò un punto di riferimento per chi non accettava la dittatura. Dopo il 1943, fu tra i protagonisti della rinascita democratica in Sicilia.

La sua battaglia dimostra che resistere significa anche non piegarsi mai, nemmeno quando tutto intorno lo fa.


La Resistenza che continua in Sicilia

Placido Rizzotto

Finita la guerra, in Sicilia la lotta non terminò. Cambió volto. Diventò sociale, civile, quotidiana.

Placido Rizzotto, a Corleone, incarnò questa nuova Resistenza. Ex militare, vicino agli ideali antifascisti, si oppose al potere mafioso e difese i diritti dei contadini. Per questo fu ucciso nel 1948.

Epifanio Li Puma, sindacalista di Petralia Soprana, fece la stessa scelta: stare dalla parte degli ultimi. Anche lui venne assassinato nello stesso anno.

Epifanio Li Puma

Accursio Miraglia, sindaco di Sciacca, socialista e antifascista, pagò con la vita nel 1947 il suo impegno per una Sicilia più giusta.

Non erano partigiani nel senso stretto. Ma erano uomini della stessa battaglia.

Accursio Miraglia

Accanto ai nomi più noti, esiste una Resistenza fatta di storie meno raccontate. Molti siciliani combatterono nelle brigate del Nord, in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna.

Tra loro:

  • Calogero Marrone, di Favara, riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato ebrei e perseguitati
  • Vito Marcantonio, di origine siciliana, antifascista attivo negli Stati Uniti, voce della libertà oltre i confini italiani

E poi 55 donne siciliane di cui riportiamo i nomi e centinaia, migliaia di uomini senza nome nei libri, ma presenti nella storia.

Calogero Marrone

Ecco le 55 donne siciliane e partigianeABBRUZZESE Eva, ALONGI Francesca (uccisa), ANASTASI Maria, ARPO Jole, ARONICA Teresa, BENINCASA Salvatrice (Beatrice) (uccisa), BIGGIO Concetta, BRUNO Ester, BRUNO Maria, BUTTITTA Flora, CAMMARATA Adele, CIOFALO Maria, CORSARO Eugenia, CRAPANZANO Angela in Turco, CUMBO Laura Maria, DE LUCA Concetta Di Stefano, DE SALVO Lidia, DEL VECCHIO Carmela, DI STEFANO Anna Maria, DI GUARDO Giuseppina, FERRA Maria, GIUDICE Maria, GIUFFRIDA Graziella (uccisa), GIUNTA Giuseppina, GIUNTI Vittoria, GURRIERI Maria, LE CAUSI Rosina, LO MANTO Salvatrice, MACRÌ Carmela, MALAN Frida, MAZZARINO Agatina, MENINGI Grazia, MIGNECCO Luciana, MINACAPELLI Filomena, MONTUORO Maria, MOSCA Rosalia, MUSCARÀ Maria Antonietta, NESCI Maria, NOTO Vincenza, PALAZZOLO Angela Adriana, PALAZZOLO Mannino Angelina, PALERMO Beatrice, PANZICA Giuseppina Giovanna, PASSALACQUA Eudosia, PETRALIA Silvia, PIAZZA Concetta, PUZZO Angela, RALLO Franca, REALE Anna Maria, RUSSOTTI Carmela, SAPIENZA Goliarda, SEGRÈ Egle, TALLUTI Giovanna, TESÈ Maria Caterina, VITARELLI Lucia.


Una memoria da ricostruire

Per troppo tempo si è raccontata una Resistenza senza Sud. Come se esistesse un’Italia divisa anche nella memoria. Ma la verità è più complessa. E anche più giusta. La Sicilia non fu campo di guerra partigiana.
Ma i suoi figli, e le sue figlie, attraversarono l’Italia per combatterla.

E altri continuarono quella lotta qui, contro ingiustizie diverse ma con lo stesso coraggio.


Oggi, 25 aprile

Ricordare questi nomi non è solo un esercizio storico. Abbiamo il dovere morale di farlo.

È restituire dignità a storie dimenticate, riconoscere che la libertà non ha avuto un solo accento, né una sola geografia. È capire che la Resistenza non è stata solo un evento, è stata una scelta.

E qualcuno, anche partendo dalla Sicilia, quella scelta l’ha fatta davvero. Buon 25 aprile. Buona festa della liberazione a tutte e a tutti, ovunque voi siate.

Andrea Barbaro Galizia

Ideatore e fondatore di Rubrica Sicilia, con una grande passione per la propria terra e con una voglia inesauribile di far conoscere le bellezze della Sicilia al mondo intero. Laureato in legge, lavora presso l'ufficio legale di una multinazionale. Pratica karate da quando aveva sei anni e da qualche anno lo insegna a piccoli e grandi. Il suo motto è: SE NON TI DAI PER VINTO, HAI VINTO.

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