Santa Rosalia, la santa che salvò Palermo
Non fu martire. Non fu inizialmente canonizzata. Eppure è la Santa più amata della Sicilia. Una regina senza trono, ma con un popolo fedele da otto secoli. Nel 1624, la peste devastava Palermo. La gente moriva a centinaia. Ma fu allora che accadde qualcosa che cambiò tutto: Santa Rosalia apparve in sogno a un cacciatore, Benedetto Savoca. Gli indicò una grotta sul Monte Pellegrino:
“Le mie ossa sono qui”.
Furono trovate. Furono portate in processione. E la peste… svanì. Quel giorno nacque il culto della Santuzza, il più potente mai vissuto a Palermo.
Una santità senza clamore
Rosalia Sinibaldi era una nobildonna normanna, cresciuta alla corte di re Ruggero II. Ma rifiutò onori e ricchezze per ritirarsi in solitudine, prima nella grotta di Quisquina (AG) e poi sul Monte Pellegrino, dove visse da eremita fino alla morte. Niente miracoli in vita. Nessun martirio. Nessuna canonizzazione ufficiale immediata. Ma una cosa è certa: nessun’altra figura è così profondamente radicata nel cuore del popolo siciliano, in particolare di quello palermitano. Santa Rosalia non è stata canonizzata in senso formale, ma è stata “canonizzata” dal vescovo di Palermo Gualtiero Offamilio nel 1170, e poi la sua venerazione è stata confermata da Papa Urbano VIII nel 1630. La canonizzazione formale, inserendola nel calendario romano, è avvenuta nel 1630, dopo il ritrovamento delle reliquie e il miracolo della cessazione della peste a Palermo.
Una devozione che attraversa i mari
Il culto di Rosalia si è diffuso ben oltre la Sicilia. Ci sono santuari a lei dedicati in Colombia, in Venezuela, persino a New Orleans. Migranti, missionari, fedeli: ognuno ha portato con sé un pezzo del suo volto, della sua forza, della sua speranza.
I miracoli della Santuzza
Non solo la peste. A Rosalia si attribuiscono guarigioni inspiegabili, piogge durante la siccità, apparizioni nei sogni, protezione nelle catastrofi. Il suo potere non è urlato: è umile, silenzioso, ma sempre presente. Rosalia non chiede nulla. Ma quando serve, arriva. Sempre.
Santa Rosalia e la dea Kalì
Quando la spiritualità supera la religione. Palermo custodisce un mistero tra fede e identità: quello tra Santa Rosalia e la dea Kalì, venerata dalla comunità tamil. A Palermo vive la più grande comunità tamil d’Italia, arrivata negli anni Ottanta per sfuggire alla guerra civile nello Sri Lanka. Molti parlano poco l’italiano, vivono ai margini, ma hanno una cosa in comune con i palermitani: un amore profondo e commosso per Santa Rosalia. Ogni domenica, e in particolare ogni 4 settembre, centinaia di tamil salgono sul Monte Pellegrino a piedi scalzi o in ginocchio, rendendo omaggio alla Santuzza come fosse una divinità propria.
Perché?
Alcuni vedono in Rosalia un riflesso di Kalì, la dea indù madre e guerriera, che come Rosalia rappresenta potere femminile, purificazione e rinascita. Kalì è anche chiamata Durga, Sati, Jaganmata – la madre del mondo. In una terra come Palermo, dove tutto si fonde, forse ha assunto le sembianze della santa eremita. Un racconto popolare tamil narra di una bambina caduta dal secondo piano nel 1990. Era in fin di vita. Poi, improvvisamente, si risvegliò. Il miracolo fu attribuito a Santa Rosalia. Per molti, fu quello l’inizio della devozione. Per altri, l’amore dei tamil per la Santuzza è molto più antico. Quel che è certo è che sul Monte Pellegrino, davanti a un altare scavato nella roccia, i tamil hanno trovato un ponte tra due mondi.
Un luogo sacro in cui Palermo li accoglie. E Rosalia li abbraccia.
Santa Rosalia è venerata il 15 luglio, giorno del ritrovamento delle reliquie, e il 4 settembre, giorno della sua morte.



