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Agrigento celebra il suo primo Pride: ma nell’antica Akragas esisteva già una festa “arcobaleno”?

Bandiere arcobaleno, musica, famiglie, associazioni e centinaia di persone hanno attraversato il cuore di Agrigento. Sabato 29 agosto 2026 la città dei Templi ha ospitato il primo Pride della sua storia contemporanea, trasformando per alcune ore piazza Pirandello, via Atenea, viale della Vittoria e Villa Bonfiglio in un grande spazio pubblico dedicato ai diritti e alla libertà di essere sé stessi.

Secondo le stime riportate dalla stampa locale, al corteo avrebbero partecipato circa mille persone. Tra i momenti più emozionanti della manifestazione anche la proposta di matrimonio tra due giovani donne, accolta dagli applausi dei presenti. Alla giornata ha partecipato anche il sindaco Michele Sodano.

Ma è davvero la prima volta che Agrigento celebra pubblicamente la libertà delle identità e degli amori? Cercando tra le tradizioni del mondo greco emerge una storia affascinante, spesso raccontata come una sorta di antico Pride. La realtà, tuttavia, è più complessa.


Il primo Pride ufficiale della città

Che quello del 29 agosto sia stato il primo Pride ufficiale di Agrigento non è soltanto una definizione giornalistica. Lo conferma anche un documento del Comune: nell’ordinanza sindacale emanata alla vigilia della manifestazione si parla espressamente del «primo evento denominato Agrigento Pride 2026».

L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione APS T.T.T. – Tierra, Techo, Trabajo, con il patrocinio del Comune di Agrigento e dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana. Il corteo è arrivato dopo una settimana di incontri, dibattiti e momenti culturali dedicati all’uguaglianza e al contrasto delle discriminazioni.

Gli stessi promotori hanno scelto di mettere in relazione il Pride con l’identità millenaria della città, ponendo una domanda centrale nel proprio manifesto: come intrecciare la classicità della terra agrigentina con la pluralità delle identità contemporanee?

Una domanda inevitabile in una città che vive ogni giorno accanto ai templi e alle testimonianze della civiltà greca.


Akragas non fu semplicemente “dominata” dai Greci

Quando parliamo dell’Agrigento antica, sarebbe più corretto evitare l’espressione “dominazione greca”. Akragas fu infatti una vera città greca, fondata intorno al 580 a.C. da coloni provenienti da Gela e diventata successivamente una delle città più ricche e monumentali del Mediterraneo.

Il Parco archeologico della Valle dei Templi ricorda che l’antica città occupava un’area di circa 450 ettari ed era protetta da un’imponente cinta muraria. Nel giro di poco più di un secolo vennero costruiti i grandi templi dorici che ancora oggi rappresentano Agrigento nel mondo.

Akragas apparteneva quindi pienamente alla cultura della Grecia antica. Una società che conosceva relazioni affettive e sessuali tra persone dello stesso sesso, ma che non utilizzava le categorie moderne di “omosessuale”, “eterosessuale” o “bisessuale”.

Applicare automaticamente le nostre definizioni al mondo antico rischia di deformare la storia. Come ricorda anche l’Oxford Classical Dictionary, ciò che una società considera conforme o contrario alle proprie norme cambia profondamente a seconda del periodo storico e del contesto culturale.


Esisteva davvero una festa destinata ai gay?

Allo stato delle fonti consultabili, non risulta che ad Akragas si svolgesse una festa pubblica destinata specificamente agli uomini omosessuali o alle persone che oggi definiremmo LGBTQIA+.

Nel mondo greco erano certamente presenti culti dionisiaci, riti legati alla fertilità, rappresentazioni teatrali e celebrazioni nelle quali le identità e i ruoli sociali potevano essere temporaneamente rovesciati. Non possiamo però trasformare automaticamente questi rituali religiosi in manifestazioni paragonabili a un Pride moderno.

Anche un recente studio accademico dedicato al cosiddetto “Bes di Agrigento”, una particolare figura in terracotta conservata al Museo archeologico regionale Pietro Griffo, valuta un possibile legame dell’opera con il culto di Dioniso, con la fertilità o con funzioni protettive. Gli studiosi precisano però che non è possibile stabilirne con certezza la destinazione rituale. Soprattutto, il reperto non dimostra l’esistenza di una festa omosessuale nell’antica Akragas.

Il collegamento sarebbe suggestivo, ma non storicamente documentato.


L’equivoco tra Agrigento e Argo

Esiste invece una celebrazione dell’antica Grecia che potrebbe avere alimentato questa curiosità: le Hybristiká, conosciute anche come “festa dell’insolenza” o del rovesciamento dei ruoli.

La festa non si teneva ad Agrigento, ma ad Argo, città del Peloponneso. Secondo il racconto di Plutarco, durante la celebrazione le donne indossavano tuniche e mantelli maschili, mentre gli uomini portavano abiti e veli femminili.

Il rito sarebbe stato collegato alla memoria della poetessa Telesilla e delle donne di Argo che, secondo la tradizione, presero le armi per difendere la città dagli Spartani. Lo scambio degli abiti ricordava dunque un rovesciamento dei ruoli tra uomini e donne, non l’esistenza di una festa organizzata per le persone omosessuali.

La testimonianza è realmente presente nei Moralia di Plutarco, ma riguarda Argo e non Akragas. La somiglianza dei nomi potrebbe aver contribuito, nel tempo, alla nascita dell’equivoco.


L’amore tra persone dello stesso sesso nel mondo greco

Questo non significa che le relazioni tra persone dello stesso sesso fossero assenti dal mondo greco. Testi letterari, raffigurazioni artistiche e testimonianze storiche ne documentano ampiamente l’esistenza.

Una coppa attica conservata al Metropolitan Museum of Art di New York, datata tra il 480 e il 470 a.C., raffigura un simposio maschile e viene interpretata dal museo nel contesto delle relazioni tra uomini e giovani presenti nella cultura ateniese.

Anche il celebre Battaglione Sacro di Tebe sarebbe stato composto, secondo le fonti antiche, da coppie di guerrieri legati da rapporti amorosi. Si trattava, però, di realtà inserite in strutture sociali molto diverse dalle nostre, nelle quali contavano l’età, il ruolo sociale e la posizione assunta nella relazione.

Per questo sarebbe scorretto descrivere la Grecia antica come un paradiso della libertà omosessuale. Alcune relazioni erano accettate in determinati contesti, altre potevano essere giudicate negativamente. Le donne, inoltre, vivevano generalmente in una posizione di forte subordinazione e le loro esperienze affettive sono state raccontate molto meno dalle fonti.


Un Pride antico? No. Una storia che parla ancora al presente? Sì

Il Pride di Agrigento non è dunque il ritorno di una festa gay celebrata nell’antica Akragas. Non esistono prove che consentano di sostenere una simile ricostruzione.

È però possibile stabilire un legame culturale più profondo. La civiltà greca non era uniforme e immobile: conosceva amori tra persone dello stesso sesso, figure capaci di superare i confini tradizionali del genere e rituali nei quali l’ordine sociale veniva temporaneamente capovolto.

Il Pride contemporaneo nasce da un’altra storia: quella delle discriminazioni, delle battaglie per i diritti civili e della rivolta di Stonewall del 1969. Non è soltanto una festa, ma una manifestazione politica e sociale che chiede pari dignità, sicurezza e riconoscimento.


Da Akragas ad Agrigento, una città continua a interrogarsi

La forza del primo Agrigento Pride non sta quindi nella ricerca forzata di un antenato nel mondo classico. Sta nel fatto che una città profondamente legata alla propria storia abbia scelto di aprire le sue strade a una domanda contemporanea: può una comunità sentirsi davvero libera se alcune persone hanno ancora paura di mostrare ciò che sono o chi amano?

Le bandiere arcobaleno che hanno attraversato via Atenea non erano le eredi di un antico rito greco. Erano il segno di una società che cambia e di persone che hanno deciso di rendersi visibili.

Agrigento ha celebrato il primo Pride della sua storia. Non il secondo dopo duemilacinquecento anni, come potrebbe suggerire una ricostruzione affascinante ma priva di prove. E forse proprio per questo l’appuntamento del 29 agosto assume un significato ancora più importante: non ha semplicemente ricordato il passato, ma ha scritto una pagina nuova della città.


Il sindaco Michele Sodano: «Un momento di aggregazione per la città»

Tra le persone che hanno attraversato le vie del centro c’era anche il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, presente alla manifestazione insieme ad alcuni rappresentanti della Giunta e del Consiglio comunale.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il primo cittadino ha indicato nel Pride un importante momento di aggregazione per la comunità e un’occasione per riaffermare valori come il rispetto, l’ascolto e la libertà di ogni persona. Una presenza dal forte valore istituzionale, soprattutto dopo le polemiche e le discussioni che avevano accompagnato l’annuncio dell’iniziativa.

Il Comune non si è limitato a garantire lo svolgimento del corteo. Nel provvedimento ufficiale emanato alla vigilia dell’evento, l’amministrazione ha descritto l’Agrigento Pride come una manifestazione organizzata per favorire «i principi di uguaglianza, inclusione e contrasto a ogni forma di discriminazione». Parole contenute nell’ordinanza firmata dal sindaco e che restituiscono il significato istituzionale attribuito alla giornata.

La partecipazione di Sodano assume un significato ancora più rilevante se letta nel contesto di una città che, per la prima volta, ha portato pubblicamente nelle proprie strade il tema dei diritti LGBTQIA+. Il sindaco ha scelto di esserci, riconoscendo nel confronto e nell’ascolto gli strumenti attraverso i quali una comunità può affrontare anche i temi che dividono.

Al di là delle appartenenze politiche e delle differenti sensibilità, quella presenza ha trasmesso un messaggio preciso: le istituzioni rappresentano tutti i cittadini e hanno il compito di costruire una città nella quale nessuno debba sentirsi escluso o costretto a nascondersi.

Ideatore e fondatore di Rubrica Sicilia, con una grande passione per la propria terra e con una voglia inesauribile di far conoscere le bellezze della Sicilia al mondo intero. Laureato in legge, lavora presso l'ufficio legale di una multinazionale. Pratica karate da quando aveva sei anni e da qualche anno lo insegna a piccoli e grandi. Il suo motto è: SE NON TI DAI PER VINTO, HAI VINTO.

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