Valguarnera Caropepe, Enna
Un nome lungo per un posto che accorcia le distanze. Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna, è uno di quei borghi che Google non mette in prima fila, ma che ti entrano dentro senza bussare. Appena arrivi senti l’odore del pane, del legno vecchio e delle storie mai raccontate. Qui non c’è traffico. Non c’è fretta. C’è gente che ti guarda negli occhi.

Un piccolo Borgo dove per vivere bastano solo tre cose: uno zaino, una moka, e un cuore grande. E il bello è che non trovi niente di straordinario. Solo bar all’alba, un’edicola che sa tutto, e anziani che potrebbero insegnarti la vita con tre frasi. Eppure, proprio lì – nel nulla apparente – la gente venuta dalla grande città ricomincia a respirare.
Un borgo che resiste, da sempre
Non lasciarti ingannare dalle sue dimensioni. Valguarnera Caropepe ha una storia lunga e tosta. È uno dei pochi centri siciliani non di origine antica, ma nato nel 1628, per volere del barone Francesco Valguarnera, da cui prende il nome. Il “Caropepe” aggiunto più tardi ricorda una famiglia baronale proprietaria di parte del territorio.
Valguarnera Caropepe fu abitata fin dall’epoca arcaica, come attestano numerosi ritrovamenti archeologici. L’origine del nome resta incerta, ma secondo l’arabista Lorenzo Lantieri deriverebbe da Quaryat Habibi (“villaggio del mio amato”), da cui “Caropipi”. Le prime fonti storiche risalgono al 1246 con il feudo di Caropipi. Nel 1303 Simone di Valguarnera partecipò alla spedizione in Grecia della compagnia di Ruggero de Flor. Il feudo passò a diverse famiglie nobili fino al 1549, quando ottenne la licenza aedificandi da Carlo V e divenne cittadina sotto i Valguarnera. Tra XIX e XX secolo, il borgo visse un’espansione grazie alle miniere di zolfo e alla produzione dei cotti, arrivando a triplicare la popolazione. Il comune ha uno stemma ufficiale concesso nel 1964, che unisce i simboli nobiliari dei Valguarnera e quelli agricoli, e un gonfalone rosso e bianco.
Lo sapevi che Valguarnera fu tra i primi comuni siciliani ad avere la luce elettrica?

Succedeva tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Un dato quasi dimenticato, che però racconta bene l’anima del posto: piccola, tenace, sempre un passo avanti. Oggi, in silenzio, Valguarnera prova a rinascere: con piccoli B&B, laboratori artigianali, ragazzi che tornano o che restano. Non è la favola del “mollo tutto e vivo felice”.
Qui non ci sono tramonti patinati o aperitivi gourmet. C’è la realtà ruvida, che ti costringe a scegliere se viverla davvero o scrollarla via. Alla fine si sceglie sempre la prima. Qui non ti senti solo, tra un caffè al circolo e una chiacchiera fuori dalla chiesa.
Perché scrivere di Valguarnera Caropepe?
Perché ci sono luoghi che non chiedono nulla, ma ti danno tutto. La Sicilia non è solo mare e fichi d’India, ma anche paesi che resistono, che inventano futuro tra le crepe. E perché, forse, anche tu stai cercando un luogo così. Non perfetto. Solo tuo.
Vuoi scoprire altri borghi siciliani dove si può ancora ricominciare?
Segui la nostra sezione dedicata ai Borghi di Sicilia.
Oppure scrivici: ci piace raccontare storie e curiosità di piccolo borghi, che nascondono grandi storie.
🟠 Rubrica Sicilia – storie vere, raccontate bene. Ringraziamo Giulio Reggiani per la segnalazione
📩 Hai una storia simile? Scrivici a ru************@***il.com



