Totò Riina a Malta
L’inchiesta di Silvio Schembri riapre il mistero della latitanza
C’è una domanda che torna, ostinata, ogni volta che si riaprono le pagine più oscure della nostra storia: è davvero possibile che uno dei boss più pericolosi di Cosa Nostra abbia vissuto per anni sotto gli occhi di tutti, lontano dalla Sicilia, senza essere disturbato?
L’inchiesta del giornalista Silvio Schembri, andata in onda nel programma Lo Stato delle Cose, riaccende una luce potente su uno dei capitoli più enigmatici della latitanza di Totò Riina. E lo fa portandoci lontano, oltre il mare, fino a Malta.
Un’isola, due ville, troppi silenzi
Secondo il lavoro investigativo di Schembri, Riina avrebbe soggiornato più volte sull’isola di Gozo, utilizzando almeno due ville come rifugi durante gli anni della sua latitanza.
Un dettaglio che colpisce: queste abitazioni non erano mai entrate ufficialmente negli atti giudiziari. Eppure oggi tornano al centro della scena grazie a testimonianze, incroci di dati e verifiche sul campo.
Una di queste ville, secondo quanto emerso, apparterrebbe attualmente a un ministro maltese, che ha dichiarato la propria estraneità ai fatti. Non è solo una curiosità. È una crepa. Una di quelle che fanno tremare le certezze.
Le testimonianze che cambiano il racconto
A dare forza all’inchiesta sono le parole di chi c’era. Il collaboratore di giustizia Gaetano Grado ha raccontato di aver accompagnato Riina proprio a Malta, riconoscendo i luoghi e confermando la presenza del boss sull’isola. Secondo queste ricostruzioni, Totò Riina a Malta non sarebbe stata solo una fuga occasionale. Sarebbe stata qualcosa di più: un luogo sicuro, discreto, perfetto per sparire… ma anche per muovere denaro.
C’è chi parla di un possibile snodo finanziario internazionale, dove parte del “tesoro” di Riina potrebbe essere stato gestito lontano dai riflettori italiani.
Una latitanza “comoda”?
L’immagine che emerge è disturbante: non quella di un uomo braccato, ma di un boss che si muove, soggiorna, ritorna.
Secondo alcune ricostruzioni, Malta sarebbe stata una sorta di “rifugio stagionale”, un luogo dove Riina si spostava quando in Sicilia “l’aria diventava troppo pesante”. E allora la domanda cambia forma, diventa più scomoda: possibile che nessuno sapesse? O peggio: qualcuno ha fatto finta di non vedere?
L’indagine di Schembri nasce anche da una segnalazione anonima, una lettera dettagliata che descriveva con precisione una delle ville utilizzate dal boss.

Da lì, un lavoro paziente: sopralluoghi, testimonianze, riscontri. Un filo sottile che, passo dopo passo, ha ricucito una storia rimasta per decenni ai margini. E che oggi torna con tutta la sua forza.
Questa non è solo una storia di mafia. È una storia di vuoti. Vuoti investigativi, istituzionali e di memoria.
Perché se davvero Riina ha trovato rifugio a Malta, allora il problema non è solo dove sia stato.
Ma come sia stato possibile.
Una verità ancora incompleta
L’inchiesta non chiude il caso. Lo riapre. E lo fa nel modo più potente possibile: seminando dubbi, costringendo a guardare dove per anni non si è voluto guardare. Forse la verità su Totò Riina non è tutta nelle carte giudiziarie. Forse una parte è rimasta nascosta tra le mura di una villa affacciata sul Mediterraneo.
E forse, ancora oggi, aspetta qualcuno disposto ad andare fino in fondo. Colgo l’occasione per congratularmi con Silvio e tutta la squadra de Lo Stato delle Cose per la splendida inchiesta su Totò Riina a Malta.
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