brioche con il tuppo
Curiosità Siciliane

La brioche con il tuppo

Il dolce siciliano che fa innamorare il mondo, dai turisti alle star di Hollywood

Ci sono sapori che si assaggiano. E poi ce ne sono altri che si vivono. La brioche con il tuppo appartiene a questa seconda categoria.

Per noi siciliani è molto più di una semplice brioche: è il profumo delle mattine d’estate, delle passeggiate sul lungomare, delle granite consumate lentamente sotto il sole. È uno di quei sapori che fanno parte della nostra memoria collettiva, al punto da sembrare quasi scontati.

Eppure basta osservare lo sguardo di un turista al primo assaggio per capire che stiamo parlando di qualcosa di speciale.

Ogni anno migliaia di visitatori arrivano in Sicilia attratti dal mare cristallino, dai borghi storici, dall’Etna o dai siti archeologici. Molti di loro, però, ripartono portando con sé un ricordo inaspettato: una granita accompagnata da una morbida brioche con il tuppo.

Un’esperienza semplice, autentica e profondamente siciliana che continua a conquistare il mondo.


brioche con il tuppo e la granita siciliana al pistacchio

Quel piccolo “tuppo” che racconta una storia

Basta guardarla per riconoscerla. La sua caratteristica più famosa è quella piccola sfera di impasto che svetta sulla sommità, quasi come una corona.

È proprio da lì che nasce il suo nome. In Sicilia il termine “tuppo” indicava il tradizionale chignon portato dalle donne fino alla prima metà del Novecento. Un’acconciatura elegante e raccolta che ancora oggi compare nelle fotografie delle nostre nonne e bisnonne.

La somiglianza è sorprendente. E forse non esiste esempio migliore di come la cucina siciliana riesca a custodire frammenti di storia e tradizioni anche nei dettagli più semplici.


Un viaggio tra culture e tradizioni

Come accade per molte eccellenze della gastronomia siciliana, anche la brioche con il tuppo nasce dall’incontro di popoli e culture diverse.

Non si hanno fonti certe sull’anno di origine, ma la sua diffusione viene generalmente collocata tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando le influenze della pasticceria francese si intrecciarono con la creatività e le materie prime locali.

Da quell’incontro nacque qualcosa di unico. Una brioche soffice, profumata, delicata, diversa dai classici dolci europei e perfetta per accompagnare una delle più grandi passioni siciliane: la granita.

Fu soprattutto nella Sicilia orientale, tra Messina, Catania, Acireale e Taormina, che questa tradizione si consolidò fino a diventare un vero simbolo identitario.

Ancora oggi, in queste città, ordinare una granita senza brioche appare quasi impensabile. Potreste rischiare che qualcuno vi guardi male o con occhi sospetti.

La leggenda che continua a vivere nelle pasticcerie

Ogni grande tradizione siciliana porta con sé una leggenda. Anche nel caso della brioche con il tuppo ne esiste una che continua a essere raccontata.

Secondo la tradizione popolare, quel piccolo “tuppo” sarebbe stato ideato per essere staccato facilmente e immerso nella granita, permettendo di gustarla senza deformare il resto della brioche.

Non sappiamo se sia realmente andata così. Quello che sappiamo è che ancora oggi i siciliani continuano a dividersi.

C’è chi mangia il tuppo per primo. Chi lo conserva gelosamente per ultimo. Chi sostiene che sia la parte migliore. E chi non riesce a resistere alla tentazione del primo morso.

Una disputa tutta siciliana che, inevitabilmente, coinvolge anche chi visita l’isola, un po come quella tra “arancino” e “arancina”.


Brioche panificio Mulara

La colazione che sorprende gli stranieri

Per noi è normale. Per chi arriva dall’estero, invece, può sembrare quasi un piccolo shock culturale. L’idea di accompagnare una bevanda ghiacciata con una brioche non appartiene a molte tradizioni gastronomiche del mondo.

Eppure basta un assaggio per cambiare prospettiva. Ogni estate i social network si riempiono di video e racconti di turisti americani, inglesi, francesi, tedeschi e di ogni parte del mondo che scoprono per la prima volta la granita con brioche.

Le reazioni sono spesso le stesse. Prima la curiosità. Poi la sorpresa. Infine l’inevitabile domanda:

“Perché non l’ho provata prima?”

In un’epoca in cui si viaggia alla ricerca di esperienze autentiche, la brioche con il tuppo è diventata uno dei simboli gastronomici più amati della Sicilia.


Da Taormina a Hollywood: quando il tuppo conquista le star

La conferma del suo successo internazionale è arrivata anche durante il Taormina Film Festival 2026.

Nella splendida cornice del Teatro Antico, dove il cinema incontra una delle viste più belle del mondo, la Sicilia ha accolto attori, registi e ospiti internazionali provenienti da ogni angolo del pianeta.

Tra i protagonisti più attesi c’erano anche le star di House of the Dragon Steve Toussaint, Harry Collett, Bethany Antonia e Phoebe Campbell. E come spesso accade quando il mondo incontra la Sicilia, non sono stati soltanto i paesaggi, il mare o l’Etna a lasciare il segno.

Tra un evento e l’altro, molti ospiti hanno avuto modo di conoscere anche le eccellenze gastronomiche dell’isola. Cannoli, granite e naturalmente la brioche con il tuppo. Perché la cucina siciliana è molto più di un patrimonio gastronomico.

È un linguaggio universale. Un modo semplice e immediato per raccontare chi siamo.


Un piccolo dolce che racchiude l’anima della Sicilia

Forse è proprio questo il segreto della brioche con il tuppo. Non è soltanto buona. Racconta una storia.

Parla delle donne siciliane che portavano il tuppo tra i capelli. Parla delle influenze culturali che hanno reso unica la nostra cucina. Parla delle estati trascorse davanti a una granita al limone o al gelsomino. Parla di famiglia, tradizioni e ricordi.

Ecco perché chi la assaggia non porta via soltanto il ricordo di un dolce. Porta con sé un frammento di Sicilia, non replicabile in nessun’altra parte del mondo.

Un piccolo pezzo di quell’isola che, da sempre, riesce a conquistare il cuore di chiunque la incontri. Ma qual è il tuo gusto preferito?


Andrea Barbaro Galizia

Ideatore e fondatore di Rubrica Sicilia, con una grande passione per la propria terra e con una voglia inesauribile di far conoscere le bellezze della Sicilia al mondo intero. Laureato in legge, lavora presso l'ufficio legale di una multinazionale. Pratica karate da quando aveva sei anni e da qualche anno lo insegna a piccoli e grandi. Il suo motto è: SE NON TI DAI PER VINTO, HAI VINTO.

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