Totò Riina tra mito distorto e realtà giudiziaria
Negli ultimi giorni il dibattito pubblico si è acceso attorno alla presenza del figlio di Totò Riina al podcast Lo Sperone. Gli ideatori del podcast hanno raccontato questa partecipazione restituendo un’immagine che stride con la storia documentata: quella del “capo dei capi” di Cosa nostra, artefice di una stagione di sangue che ha segnato la Sicilia e l’Italia intera.
Cavalcando l’interesse che Google e i social stanno registrando, è necessario riportare la narrazione alla realtà storica e giudiziaria.
Chi era Totò Riina
Salvatore “Totò” Riina (1930–2017), detto ’u curtu, fu il leader indiscusso di Cosa nostra per oltre vent’anni. Proveniente da Corleone, assunse un potere assoluto all’interno dell’organizzazione mafiosa, guidando la cosiddetta Cupola.
Le condanne
Riina fu arrestato nel 1993 dopo una latitanza di 23 anni. Morì nel 2017 in carcere, sottoposto al regime del 41 bis. Nel corso della sua vita criminale ricevette 26 ergastoli, con oltre 100 condanne definitive, per reati che comprendono omicidi, stragi, traffico di droga e associazione mafiosa.
Le vittime

Tra le vittime della sua strategia di morte figurano:
• Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, uccisi nella strage di Capaci (1992).
• Paolo Borsellino e la sua scorta, nella strage di via D’Amelio (1992).
• Politici, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e cittadini innocenti che hanno avuto il solo torto di ostacolare Cosa nostra.
Il numero complessivo delle vittime attribuite direttamente o indirettamente al suo comando supera le 150 persone, in una spirale di violenza che voleva piegare lo Stato attraverso il terrore.
La distorsione narrativa
L’ospitata del figlio nel podcast ha riaperto una ferita: la tentazione di trasformare figure criminali in personaggi mediatici, rischiando di dimenticare la verità storica. Il compito del giornalismo – e della memoria collettiva – deve essere l’opposto: restituire voce alle vittime e raccontare senza indulgenze il peso devastante di quella stagione.
“Tutti in piazza a testa alta contro la mafia” è un’iniziativa che si sta svolgendo a Corleone in piazza Garibaldi a partire dalle ore 19.00. Un Saggio ed Onorevole modo per ricordare al mondo che la storia non può essere deviata, che il male non può essere spolverato via. Presenti Ismaele Lavardera, promotore dell’evento, Stefania Petix, Lello Analfino, il comico Chris Clun e tanti altri. Rubrica Sicilia sposa l’iniziativa.



