Vittime di Mafia

Storie di uomini e donne, morti per lottare contro il piú grande male della Sicilia, la mafia. Un giusto riconoscimento a tutte le vittime di mafia, senza distinzione di vittime di serie A e di serie B.

Gli errori del passato ci aiutano ad essere uomini migliori nel presente e Grandi Uomini nel futuro.

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    Strage di Godrano, Palermo

    Godrano è un paese siciliano, situato alle pendici settentrionali della rocca Busambra, ai margini del bosco di Ficuzza. Qui qualche anno fa si è verificata una faida tra famiglie, conosciuta come la strage di Godrano. Il 26 ottobre 1959 fu una giornata straziante per la famiglia Pecoraro. Due killer mafiosi Francesco e Salvatore Maggio, travestiti da carabinieri e nascosti nella casa disabitata dei Barbaccia, vicini di casa dei Pecoraro, fecero irruzione nell’abitazione. All’interno di essa si trovavano il signor Francesco Pecoraro, la moglie Francesca Barbaccia, il figlio di 10 anni Antonino e un amico di famiglia, Demetrio Pecorino. I colpi di fucile e lupara sparati dai due killer ferirono il padre…

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    Don Pino Puglisi, Palermo

    “Venti, sessanta, cento anni… la vita. A che serve se sbagliamo direzione? Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come lui, annunciare il suo Amore che salva. Portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo.“ Don PinoPuglisi Era la sera del 15 settembre 1993, intorno alle 22:45. A Brancaccio, Palermo regnava un ambiente più silenzioso del solito, mentre l’Italia osservava impaurita le stragi di Firenze, Roma e Milano. Don Pino Puglisi stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro molto pesante per festeggiare il suo 56esimo compleanno. Era a bordo della sua Fiat Uno di…

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    Libero Grassi, Catania

    Libero Grassi, nato a Catania nel 1924, si trasferisce a Palermo insieme alla famiglia nel 1945 per intraprendere gli studi di legge presso la facoltà di giurisprudenza. Nonostante la sua vocazione a proseguire la carriera diplomatica, decide di portare avanti l’attività di imprenditoria avviata dal padre. Nel capoluogo siciliano, infatti, diventa imprenditore presso lo stabilimento tessile “Sigma”, ma dovrà fare i conti con Cosa Nostra e le richieste di pizzo. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con una grande esposizione mediatica. Infatti, nel gennaio 1991 il Giornale di Sicilia pubblica una sua lettera sul rifiuto di cedere ai…

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    La Strage di Passo Rigano, Bellolampo

    Verso il tardo pomeriggio del 19 agosto 1949, la banda mafiosa Giuliano mise a punto una vera strage, la Strage di Bellolampo. Questa era intesa a colpire la caserma dei carabinieri di Bellolampo, una piccola borgata situata a 10 km da Palermo. In particolare, il piano del boss Giuliano era articolato su tre livelli: innanzitutto doveva fungere da esca allo scopo di attirare l’attenzione di quante più forze di polizia possibili, poi doveva seguire la strage dell’autocolonna sulla via del ritorno, infine era programmato l’assalto alle forze di polizia che da Palermo sarebbero accorse agli ordini del responsabile dell’Ispettorato della polizia di Stato e dell’arma dei carabinieri. I banditi, dunque,…

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    Strage di Ciaculli, Palermo

    Durante la notte del 30 giugno 1963, nella borgata agricola di Ciaculli a Palermo, in particolare a Villabate in un’autorimessa appartenente al boss Giovanni Di Peri, vi era abbandonata un’automobile imbottita di esplosivo. È il preludio della Strage di Ciaculli. Da questa esplosione morirono due persone innocenti: il custode dello stabile Pietro Cannizzaro e il fornaio Giuseppe Tesauro. Poche ore dopo, in mattinata, grazie a una telefonata alla questura di Palermo, si denunciava la presenza di un’auto sospetta a Ciaculli. Era un’Alfa Romeo Giulietta imbottita di tritolo e abbandonata con le portiere aperte. La squadra di artificieri intervenuta sul luogo disinnescò una bombola trovata all’interno dell’auto, ma erroneamente si comunicò…

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    Strage di Capaci

    “Nell’agosto 1984 interrogavo Tommaso Buscetta in un locale soffocante, surriscaldato, all’ultimo piano, proprio sotto il tetto della Questura di Roma (…). Dai piani inferiori saliva la cacofonia della musica delle radio a tutto volume. Insopportabile. Chiamo uno degli agenti di guardia e gli espongo il problema. Risponde che cercherà di convincere i colleghi ad abbassare il volume. Ma non succede niente. Allora Buscetta si alza e chiude la finestra. Chiedo perché. Risponde: – Perché, signor giudice, se gli agenti continuano a far rumore, lei dovrà intervenire in modo più energico e magari far punire qualcuno. Se chiudo la finestra, non sentiamo più il rumore e lei non deve intervenire. Mai…

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    Beatificazione del giudice Livatino, uomo dall’animo nobile

    E’ proprio a Canicattì – paese di circa 36.000 abitanti della Sicilia occidentale situato in provincia di Agrigento – che nacque l’illustre giudice Rosario Angelo Livatino. Quest’ultimo, dopo aver conseguito la maturità classica nella già menzionata cittadina, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. Qui, a soli 22 anni, si laureò con il massimo dei voti. Tale percorso di studi brillante trovò immediata conferma negli ulteriori traguardi raggiunti in ambito lavorativo. Infatti, dopo aver già vinto un primo concorso pubblico, nel 1978, riuscì ad accedere al ruolo di magistrato ordinario classificandosi tra i primi in graduatoria a livello nazionale. Inizialmente lavorava al tribunale ordinario di Caltanissetta ed, in seguito,…

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    Cosimo Cristina, Termini Imerese

    Cosimo Cristina era un giornalista di 24 anni. La sua carriera iniziò prestissimo a soli 20 anni dirigendo a Palermo il periodico “Prospettive Siciliane”. Le sue collaborazioni proseguirono con diverse e importanti testate giornalistiche. Tra queste ci sono “L’Ora” di Palermo, “Il Messaggero” di Roma, “agenzia ANSA”, “Il Giorno” di Milano, “Il Gazzettino” di Venezia. Amava seguire la cronaca nera e in particolare il fenomeno mafioso. Cosimo Cristina cominciò a descrivere la mafia come un sistema di poteri, collusioni e privilegi che governava la Sicilia in un momento storico in cui nessuno osava parlare di mafia. Per questi motivi, fu ucciso brutalmente da alcune famiglie mafiose il 5 maggio 1960…

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    Vincenzo Vento, Castelvetrano

    Vincenzo Vento, 36 anni, era un ambulante di Castelvetrano e nella sua vita aveva sempre lavorato onestamente facendo tanti sacrifici per la famiglia. Era riuscito ad aprire una nuova attività, un autosalone di macchine usate e durante il periodo estivo si occupava della gestione di un lido in località balneare Selinunte. Il 28 aprile 1984 a Selinunte (TP), Vincenzo chiese un passaggio alla persona sbagliata. Era l’ex sorvegliato speciale Epifanio Tummarello, ormai tenuto d’occhio dalla mafia come prossima vittima da eliminare. Quel sabato mattina, la mafia non risparmiò il suo vero obiettivo: Tummarello. Ma questo costò la vita dell’innocente Vincenzo, trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il killer Francesco…

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    Annalisa Isaia, Catania

    L’uccisione di Annalisa Isaia rappresenta l’emblema della devastante ferocia degli uomini della mafia, implacabile anche di fronte ad una giovane familiare, “rea” di aver frequentato un gruppo di giovani, la cui frequentazione le era stata vietata perché appartenenti ad un clan rivale. Annalisa Isaia nel 1998 ha 20 anni. Meritava di morire quindi solo perché frequenta il “giro” sbagliato? Ad ammazzarla è stato lo zio materno, Luciano Daniele Trovato, il quale non sopportava di essere deriso dagli affiliati della cosca mafiosa di cui faceva parte, gli Sciuto. Il motivo di questo disprezzo era dovuto al fatto che la ragazza frequentava un gruppo di coetanei di un clan rivale, i Laudani.…